Stefano il temerario..
Bloggato da: Activemax il 18 Feb, 2004 in Parapendio, Vacanze
Di Sefano avevo completamente perso le tracce, amico di vecchia data ed inesorabilmente perso di vista da più di un decennio, da alcuni mesi cercavo di rintracciarlo sui vari siti di volo, cercando di ricordarmi l’esatto cognome poi suggeritomi da un terzo amico comune di quei tempi (Fulvio).
Ed eccolo qui con un dominio tutto suo e ben corredato da una valanga d’informazioni legate alla sua passione da sempre.. il volo libero, una passione che già 13 anni fa con il suo paleolitico parapendio a 9 cassoni ci faceva schiattare d’invidia pitturando come un quadro il cielo di Lillaz in valle di Cogne un giorno si e l’altro anche.
Stefano di strada ed esperienza in questo campo sembra averne fatta parecchia e dopo esserci sentiti ed accordati per una rimpatriata, sono orgoglioso di ospitare sul mio blog (nella parte estesa di questo post), un suo bellissimo racconto di volo “Le Termiche Blu”, un racconto che trasuda una viscerale passione per questa disciplina che agli occhi di noi tutti lo ha fatto diventare “Stefano il temerario“… il nostro amico che vola..
Buona lettura..
LE TERMICHE BLU
Di Stefano Maruelli
Notte stellata, il vento da nord spazza le lacrime dal cielo. Si dorme bene nel caldo del proprio letto.
Dalle persiane socchiuse pernetrano le prime luci dell’alba di un giorno come tanti altri, per molte persone.
Per chi, invece, ha fatto delle proprie braccia ali e del proprio corpo un fuso aerodinamico, oggi ? un giorno magico. Il cielo perfettamente terso, un gradiente termico verticale notevole, la primavera alle porte.
Solita routine di preparazione ad una giornata di volo, con un po’ più di entusiasmo. Scarponi, guanti, vario, casco, sottocasco, tutto perfettamente schiacciato nello zaino, sempre troppo piccolo, ma sempre così pesante !.
E’ un giorno lavorativo, molti dovranno sfogare alla sera la rabbia di aver perso un giorno favoloso per causa di quel maledetto lavoro…
Forse qualcuno avrà deciso di prendere ferie e mi farà compagnia in decollo.
La grossa manica a vento dell’atterraggio ? ancora incerta se orientarsi da sud o da nord. E’ presto, nessuno arriva mai in atterraggio prima delle 12.
Non posso più aspettare, devo salire in decollo, il recupero lo farà questa sera o domani, tanto questo ferro vecchio di moto non me lo ruba nessuno.
Il piano del decollo dei delta ?, per noi parapendisti, un pessimo decollo, ma con un po’ di esperienza si riesce ad andare in volo senza problemi e poi, in caso di un brutto giorno con inversione bassa, ci si può godere il piacere delle termiche blu, con i piedi che penzolano sul mare di nebbia: per mal che vada si fa una planata di 1200m di dislivello.
Comunque oggi la situazione ? ben diversa: le termiche blu partono come petardi da quota 200 metri e si fermano chissà dove.
Le piante del decollo iniziano ad ondeggiare a cicli che si fanno sempre più regolari.
E’ ora !
Nessuno si ? visto in decollo; peccato, avrei preferito avere qualche compagno di volo, anche se oggi le termocavie non servono !
La manichetta si raddrizza, anche quella che c’è poco più in basso sulla punta di un arbusto al fondo della scarpata, segna brezza allineata al pendio e di buona intensit?. Il ciclo termico ? attivato, non attendo oltre: decollo.
Guadagno velocemente i primi 300 metri di quota restando nell’incertezza se continuare a salire come un ascensore, senza fare una sola virata, affondando semplicemente i comandi fino a raggiungere la minima velocit? di volo, in modo da non uscire dalla termica, o se fare qualche 360?, così solo per non fare come chi si gode un giorno di bel tempo stando seduto in poltrona, con giornale e pantolfole. OK, attacchiamo il rock !
La termica blu non si firma nel cielo con un cumulo che ti dice dove trovarla, te la devi sudare, se riesci a passare 30 secondi in un -7 metri al secondo senza farti mettere a terra, allora sei entrato in pista, ma attento: il toro scatenato non vede l’ora di disarcionarti e cacciarti a cornate al di l? degli spalti, in un bel sottovento, in pasto all’ira della folla.
La bestia ? domata, ora prendo fiato volteggiando in un +4 metri al secondo, la folla esulta, sono al centro della pista, sono solo, in questo momento non vorrei nessun altro con me.
Debolezze umane.
Potrei morire qui, senza poter salutare nessuno…
Pensieri veloci, irrazionali, che l’immensit? del cielo in cui sono immerso non fanno che accelerare.
2500m si sale ancora bene, ma se continuassi le virate in questa debole ascendenza perderei del tempo prezioso nella lotta contro i chilometri….
Senza accorgertene sei entrato nella folle ruota dei record da battere, nella corsa per dimostrare al mondo che sei tu il migliore, che non temi avversari….
No, troppe volte sono atterrato dandomi i pugni in testa, dopo un bellissimo volo, solo perchè non ero riuscito ad arrivare la’…., la’, chissà dove e chissà perchè.
Basta chiacchiere !
Affronto il primo lungo traverso con il vento in coda: traiettorie scontate, anche se poco frequentate.
La prima risalita.
Qualche tempo fa ero arrivato qui alle 16 e avevo lottato per 30 minuti prima di fare quota 2000, adesso devo fare i conti con le “botte mattutine” che mi fanno fare lo jo-jo. Salti in groppa e ti avvinghi alle redini della bestia e, con gli occhi chiusi, aspetti che la lancetta del vario torni sullo schermo ad un tranquillo +5.
Zona pessima quella di BARD: vento forte, nessun atterraggio, ma poco importa, oggi nemmeno i sassi scendono! La prima volta che sono passato di qui ho dovuto combattere con la dinamica frastagliata delle creste, adesso con la quota che ho raggiunto posso beffeggiarle e arrischiare una traiettoria che mi porta dritto sulle prime cime della valle di CHAMPOLUC.
Ora viene il difficile, fino a qu? conoscevo il percorso, ma adesso ? tutto nuovo, se sbaglio dovr? destreggiarmi in una valle sempre più stretta e ventosa, per non parlare di CHATILLON, dove, per ben che mi vada, trover? almeno 50Km/h di brezza !
“Basta perdermi in pensieri sul cosa sarà !”
Non ci sono ancora arrivato, devo pensare ad impostare la nuova traiettoria, a dove andare a riagganciare e ad un eventuale prato per atterrare… ALEX mi ha detto di entrare nella valle “tanto che ti frega hai, il vento in coda”. Aveva ragione, come sempre.
Nel traverso si salta da una parte all’altra del seggiolino. Non potrei uscire da questa turbolenza senza il rischio di andare ad atterrare. Questa direzione ? l’unica che , forse, mi consentir? di riagganciare una termica.
Davanti a me una cresta alta appena 1600m, le prospettive non sono buone, sarà difficile riguadagnare quota.
Per la prima volta di oggi fatico a localizzare il canale giusto, quello in cui si sale, qualsiasi cosa si faccia, qualsiasi traiettoria si imposti, eppure il sole batte bene, uno sguardo all’ora …
Che razza di volatile di pianura !!!!
Sono le 11 del mattino e, data l’ora legale, sono solo le 10! Nella fretta di salire, di decollare, di andare in volo, non mi sono accorto di essere decollato ad un’ora da pazzi, in cui il sole, nelle giornate normali, non ha ancora fatto a tempo a scaldare la terra e quindi corro il rischio di restare presto a corto di carburante: niente aria calda, niente possibilità di salire, niente più chilometri in volo.
Nulla mi diceva di stare a terra: brezza, gradiente termico, calore dei raggi solari, frequenza dei cicli termici, tutto era perfetto. Potevo almeno fare più quota, prima di affrontare questo traverso.
Adesso in un attimo potrei trovarmi a terra o abbracciato ad una pianta, tentando ancora con la mano di fare l’ultima virata, sperando di poter ancora agganciare.
Sono quasi finito, ma devo lottare fino a quando quel “sono quasi” non si sia trasformato in un tragico “sono”.
Per fortuna esiste un santo anche per noi volatori, un canale scosceso, rocce a strapiombo e altri petardi da domare, saranno certo pochi e non bisogna fare errori di pilotaggio. Seggiolino, comando sinistro, entro in virata, avanzo leggermente, rilascio, rientro, mi avvicino al pendio, rallento, rilascio il comando interno, viro…
Salgo.
Finalmente fuori, sono ancora in gioco: la quota di 2300m non è certo confortante; la cresta piega prima verso nord- est poi verso nord-ovest, verso lo ZERBION. Zone d’ombra enormi, il sole ? molto lontano dallo zenit e non so decidermi sulla prossima mossa da fare, sono un pessimo giocatore di scacchi, non so prevedere quali saranno le mosse successive, ma qui siamo in aria e il pezzo a cui spetta la mossa sono io: ora cavallo per saltare un colle, ora pedone per procedere un metro alla volta in una piccola termica, ora alfiere per incrociare una traiettoria, ora torre per uno spostamento senza limite di quadretti.
Ora sono un re sottoposto a scacco: una regina avversaria mi blocca minacciosamente la strada, non ho a disposizione molta quota, non posso fare salti da cavallo, devo arroccare.
Calma, cerchiamo di rifare un buon pieno di quota, perdere 10 o 20 minuti per pensare, in una posizione più sicura.
Ottima mossa: La regina si scopre ed ora sono una torre che si ferma a 3500m. Il gioco con un avversario così penalizzato ? divenuto semplice.
Sono saltato su un treno velocissimo, la deriva per il vento da sud mi ha tolto ogni dubbio: la prossima meta ? lo ZERBION, canali fantastici esposti a sud-est.
Pago la corsa subendo delle terribili turbolenze, la mano destra ? continuamente a met? fra freni ed emergenza.
Il re resta arroccato, ma gli altri pezzi sono tutti pronti all’attacco, la mente si concentra sui comandi: freni acceleratore.
Zerbion, mon amour! Di qui ho fatto i primi voli alti, 2200m di dislivello in un mattino di febbraio. Quanto freddo, ma che emozioni….
Ora non è che un trampolino di lancio per la prossima cresta: la becca D’AVER.
Ho volato anche da l? sempre con il mio fidato nove cassoni: giorno instabile, siamo arrivati fin sopra ST VINCENT.
Ora ? diverso, non posso affidarmi “al caso”, ora devo attraversare la valle a tutti i costi. La tensione nervosa ? a livelli da esaurimento: sbagliare sarebbe un peccato..( la infernale macchina del record si riaccende e ti ruba la ragione e spesso centinaia di metri). Oggi gira tutto bene, forse troppo…
All’improvviso la sensazione macabra del sellino che parte in rotazione: manovre istintive, precise, per evitare la caduta.
Freno esterno a fondo, peso tutto a destra.
Non basta.
La rotazione inizia, perdo il senso di orientamento. Il groviglio di cavi blocca i freni: ? il primo twist, non pensavo potesse succedere con il mio Bat…
Calma, pensa, agisci, ristabilizzati.
La velocit? di rotazione diminuisce, i cavi iniziano a srotolarsi.
La maniglia del paracadute di emergenza resta ancora una volta al suo posto, oggi non ci sarà nessuna data di apertura e ripiegamento sul manuale.
Ok, sono fuori, l’ala torna a volare.
Tutta velocit? verso una zona sicura.
“…Ma dove sarà ?”
Ero quasi sul pendio, sulla parte soleggiata, adesso dove devo andare’
… BIIIIP, la bomba ? esplosa: la lancetta del vario si nasconde. Resiste solo l’altimetro, che continua a mangiarsi i numeri. Un 360? sarebbe impossibile. Alla velocit? con cui salgo, nella termodinamica fortissima, rischierei solo un velocissimo ritorno a pendio con conseguenze disastrose.
Potenza delle termiche BLU.
Fino ad ora avevo visto poche volte la quota 4000 metri scritta sull’altivario, capisco perchè gli alianti vengono in VALLE a fare i voli più belli…
E’ ora di smetterla, girare un +2 a 4250 metri non mi servirebbe che a congelare ulteriormente.
… Le dita ?
Dove sono ?
Freddo, fa terribilemnte freddo.
Trovo le parti del mio corpo morsicando i guanti. Non dicono nulla, sono fredde, non sono gelate, stavano solamente l? in silenzio, compiendo il loro dovere: stringere la barretta del freno.
Prossima fermata l’Aiguille CROUX, ma se arrivo più alto potr? sorvolare una cima di 3000 metri su cui le termiche hanno posto un chiaro cartello pubblicitario.
Attimi eterni.
Mai come ora mi sono sentito impotente, in balia della natura, a nulla servirebbero i miei sforzi se dovesse entrare il vento da nord ….
Rifaccio il pieno di quota: 4300 metri; devo vedermela con il traverso piuttosto duro della VALPELLINE.
“E se tentassi di andare al GRAN COMBIN ?”
Dall’altra parte VERBIER mi accoglierebbe a braccia aperte. … Sogni di gloria…
Meglio attraversare la valle e macinare chilometri verso il MONTEBIANCO, almeno il ritorno a casa sarà più facile.
Sono sopra al decollo 4 di AOSTA; grido al miracolo !
Non vedo nessuno.
Per forza, guarda quanta neve !
La stanchezza si fa sentire, le braccia sono a pezzi, hanno già lavorato molti metri di dure termiche; la schiena incassata nel seggiolino si lamenta; i pensieri si annebbiano; la soddisfazione di essere arrivato fin qui ? talmente grande da farmi balenare per qualche attimo nella mente l’idea di atterrare: atterraggio sicuro, il caldo di un bar, una bibita, un panino, il treno fino a casa, una doccia calda, il letto.
Ora volo per il puro piacere di essere in aria; la macchina del record ha lasciato il posto alla macchina del piacere sottile del volo libero.
Rifare il pieno di quota ? uno scherzo, lottare contro le termiche ? molto meno difficile che dover lottare contro se stessi, con la voglia di arrivare…
Il percorso visto da questa quota ? chiaro, evidente, i canali, le creste rocciose che spuntano dallo spesso manto di neve segnano le fermate di un viaggio fantastico, verso una meta ignota, che cambia istante per istante, si avvicina ad ogni fermata e si allontana appena hai deciso di non scendere dal treno.
COURMAYEUR !! Non ci posso credere, piango dalla felicit?, ma non voglio scendere, ho fatto un volo fantastico a tempo di record, sono solo le 16, le 15 per il sole, ma 6 ore nelle braccia sono tante. La vista del BIANCO, delle JORASSES, del DENTE, irresistibile la voglia di arrivarci ancora una volta più vicino.
Pazienta ancora un attimo, rifai quota, pensa la traiettoria migliore: ti devi giocare ancora molte ore di sole e adesso più che mai non devi sbagliare !
Eccola: ancora lei!
La macchina infernale spunta dalla rimessa con la portiera aperta e ti invita a salire.
Un pensiero folle, i PILONI soleggiati del BIANCO sono l? che ti aspettano, 4810, quanto basta per il TOUCH & GO sulla cima più alta d’Europa !
La macchina scalda il motore, ti avvicini, ma il baratro che si apre dopo il portone ? accecante, troppo irreale. Nessuno fino ad ora ? mai riuscito a passare sopra il BIANCO, anche i delta preferiscono la via della MER DE GLACE per raggiungere la Francia.
Lo scorso anno ero riuscito a passare sopra le JORASSES, 4300 o 4400m, poi sono atterrato a CHAMONIX: ho rischiato le manette, ma sarei pronto a rifarlo ! Un aliante, incredibilmente alto sopra il BIANCO italiano. Sono a 4000 e continuo a salire bene sopra la TOUR ROND.
Posso vedere la MER, ma il desiderio ? irresistibile.
Parto per un traverso da brivido, ghiacciai, cime di oltre 4000m. Forse sto scherzando con il fuoco (anzi con il ghiaccio ), ma mi sento sicuro, le traiettorie sono calcolate, evitano le zone pericolose con un buon margine di quota, la NOIRE, i PILONI, ci sono, adesso vedremo se le termiche arrivano fino a …..
Salgo in 360? seguendo i BIIP del vario, perchè le solite sensazioni sul segiolino mi fanno pensare di girare in discendenza, eppure ? un favoloso +3, verticale come le torri di roccia che lo spingono.
Inevitabile pensare alle storie degli alpinisti, lette sui libri, che hanno lottato con questi imponenti guardiani. La magia di passare il filo delle creste, di essere in orbita, ad una quota in cui nessuna montagna d’EUROPA può raggiungerti… !
Si sale ancora, mai come ora capisco che le termiche BLU si arrestano la’ dove noi non riusciamo più ad agganciarle, dove la nostra mente non riesce più a disegnarle nel cielo.
L’aliante, ? ancora qui, mi ha visto, mi saluta piegando le ali; penso alla faccia del pilota: 40 a 7 scarsi di efficienza, ma tutti e due l?, sopra lo stesso treno; la termica si addolcisce, ma la tengo in pugno, sono ancora distante da…
Il mio unico compagno di volo mi saluta e si allontana velocemente: istintivo, ma illusorio, seguirlo.
Inconfondibile una sagoma di ghiaccio appare al mio fianco. Mi avvicino, ? colma di alpinisti che urlano festosi, chissà cosa dar? loro tanto fiato ?
Un uomo coperto di stracci colorati attraversa la loro vita in attimi che per entrambi saranno indimenticabili. Passo, rasentando la cima, sopra pochi occhi increduli. Il sole ? tiepido, la brezza sottile, quasi inesistente, condizioni che qui si trovano di rado.
Mi faccio forza e sblocco l’emozione che mi toglie il fiato, urlo, saluto, sgambetto.
Continuare a giocare fino a notte con i miei nuovi compagni sarebbe il desiderio più grande, ma non voglio scendere a questa fermata, sarà il sole a darmi la meta.
Da più di 4900m riesce facile disegnare la rotta verso la capitale mondiale dell’alpinismo: CHAMONIX, ma anche verso MIEUSSY o verso quella cima, sconosciuta, sulla quale sembra spiccare il cartello blu della prossima fermata.
Plano al centro di un mondo irreale.
Uno sguardo all’ora, sono le 18: è veramente troppo tardi per cercare nuove mete, nuovi orizzonti. La lunghissima planata di un’ora, a 7 di efficienza e 30 Km/h, mi ha fatto guadagnare molta strada e la meta sembra ora affacciarsi dietro l’ultima stanchissima termica a +1.
L’atterraggio deserto di MIEUSSY. Anche qui ho già volato. Con le luci del tramonto tutto ? diverso, più dolce, ma anche triste perchè una volta con i piedi a terra scoccher? la mezzanotte e le mie ali si trasformeranno nuovamente in uno straccio sfilacciato, privo di vita.
Piango come un bambino, sono felice e triste allo stesso momento, sto per atterrare, ma il canale a fianco del prato sembra dirmi “vieni ti offro l’ultima possibilità”.
Cedo e mi lascio tirare nel folle gioco. Si “dinamica” bene anche se il dislivello non è più di cinquanta metri. La brezza ? buona, troppo, il vento sta rinforzando e avrei fatto meglio ad atterrare, piuttosto che vendermi l’anima per qualche metro.
Manovre istintive di chi ha imparato a volare nelle valli in cui il signor VENTURI ? diventato celebre.
Sono a terra, anche se attorcigliato dai cavi e dalla vela: giusta fine di un presuntuoso.
Fortunatamente anche questa volta QUALCUNO ? stato così gentile da perdonare la mia superbia.
Sono ARRIVATO !!!
Mi districo a fatica, tiro il groviglio di cavi e spinneker su per quei maledetti 50m di pendio, mi fermo, colgo al volo l’ultimo squarcio di sole.
Sono più o meno a 150 Km, in linea d’aria, da casa, sono distrutto dal freddo e dalla fatica; il sangue che torna a scorrere nelle mani congelate ? il primo prezzo da pagare per 9 ore di volo.
Passano i soliti 5 minuti neri, poi la vita torna a scorrere nelle vene, cominci a ripensare al volo, al decollo, alla prima termica che ha segnato un giorno indimenticabile, il tempo passa troppo velocemente, le luci delle auto sulla strada ti riportano alla realt?: devi svestirti, piegare, metterti lo zaino a spalle e sfoderare il pollice magico… In Francia dovrebbe essere tutto più facile, qui tutti riconoscono da un miglio di distanza un parapendista appiedato !
Si ferma una scassatissima R4, sta insieme solo per gli adesivi che la ricoprono.
Saluto con il mio rocambolesco francese …
Mi chiede da dove arrivo, non capisco se si riferisce al volo o al mio paese di origine.
Svicolo con la tipica frase: “Giornata favolosa per il volo !”
Dall’accento molto poco francese capisce che sono italiano e mi ripete la domanda:
“Da dove vieni ? Da CHAMONIX, o sei salito a piedi in decollo ?”.
Sorride, sembra leggere nei miei occhi qualche cosa di grosso.
“Lo sai che un mio amico aliantista ha visto un parapendio sul BIANCO ? Ha detto che puntava verso la FRANCIA….”
“Deve essere stato uno dei pochi pazzi, ma fortunati, in aria: oggi si ? scaricato un brutto temporale sul versante nord delle Alpi e nessuno ha osato andare in volo prima delle 16, ma hanno fatto tutti un volo stupendo. Probabilmente in Italia hanno potuto volare bene già dal mattino…”
“E tu quanta strada hai fatto? Che ala voli ? Che …”
Quante domande, la strada corre veloce, non gli ho neppure chiesto se va nella mia direzione. Ha finito le domande, mi racconta che ? arrivato vicino al lago di GINEVRA, stava tentando con degli amici il record di distanza sul triangolo FAI, era tardi per concludere l’ultima boa, ma oggi nemmeno i sassi scendevano: record europeo …
“A proposito dove vai?”
“Devo tornare in ITALIA”.
“Hai la macchina a CHAMONIX ?”
” No”
“A les HOUSCES ?”
” No”
“Vai al traforo ?”
“Si, spero di trovare un passaggio verso l’ITALIA, altrimenti un pullman”
“Hai franchi ?”
” No, spero di poter cambiare in frontiera, se devo…”
“Ma non mi hai detto che ala voli !”
“Un Bat *****, un 23mq, ? molto veloce, quasi 40 Km/h…”
“Be, non è certo un aliante, ma termica bene, soprattutto sopra i 4000m !”
Ride, non capisco se mi prende in giro o …
Lo guardo, sorride, lascia le mani dal volante e, allungando le braccia, mi ripete un gesto indimenticabile… le ali di un aliante in volo, si muovono, siamo in alto…. saluta !
Era proprio lui ! Altro che un amico, passava sul BIANCO dopo forse più di 600 Km di volo !
Quanto ? piccolo il mondo, temevo di raccontare il mio volo per paura di non essere creduto e invece parlavo con uno dei pochi che mi aveva visto da vicino.
Andiamo a farci una bevuta a CHAMONIX ?
“Ok, tanto ? tardi e sarà bene trovare un telefono per avvisare a casa che tarderà, un po’”
“Da dove sei partito ?” Ora non ha più senso svicolare: “Da ANDRATE”
ANDRATE ? PAS POSSIBLE !
“Quanti chilometri sono fino a qui?”
” Boh 100, forse più, non so di preciso”.
Arriviamo in centro, per una strada ormai familiare, dove il top degli alpinisti e dei volatili si mischia alla folla dei turisti e degli sciatori.
Entriamo nella fumosa birreria “della bionda”, come la chiama C. Un tavolo particolarmente affollato e rumoroso leva gli occhi dalla birra, saluta il mio amico, di cui non sapr? mai il nome, lo invita al tavolo.
Si accorgono del pivello e gli chiedono se sono un allievo; mi puntano con gli occhi ( di chi la sa lunga sul volo ), “Tu voli in parapente !”
“S?”
“Gran giornata, eh, oggi !”
“Si, molto buona”
Ci sediamo, metto fra le gambe il mio pargolo, che non lascerei da solo per nessuna ragione al mondo.
Tirano fuori una cartina con il loro piano di volo, hanno tentato tutti il triangolo, qualcuno non è riuscito a finire per colpa di un maledetto temporale che gli ha impedito di passare sulla boa di GINEVRA e così si ? dovuto accontentare di poco più di 800km di percorso, gli altri hanno ancora i 1200 Km di volo negli occhi; se li guardi bene riesci ad intuire i loro percorsi…
Con fare scherzoso mi chiedono di tirar fuori il mio piano di volo.
Naturalmente non lo avevo fatto, ma gli dico che ? nel fondo dello zaino e, se permettono, posso illustrarglielo sulla loro magnifica cartina.
Stento a trovare il paesino di ANDRATE, che ? dall’altra parte del tavolo, sotto una media bionda.
“Eccolo ! Questo ? il punto di decollo, ore 10 circa !”
Silenzio, mi guardano e scoppiano a ridere, poi mi invitano a continuare, come se stessero per ascoltare una buffa storiella argutamente artefatta.
Traccio con la matita il percorso di volo, le quote toccate, cerco di spiegare loro le difficolt? incontrate, un decollo un po’ prematuro, vista l’ora, una zone di volo nuova, il vento di valle, le turbolenze, le facce stupite di alcuni alpinisti, un aliante, la planata, il canale che stava per ferirmi…
Troppi particolari, troppo preciso, non può essere un sogno. Il mio compagno di volo continua la mia rotta nel versante francese, spiegandomi che avevo avuto fortuna a non bucare in più di un posto, sono passato a fianco di due o tre termiche di servizio, che loro usano abitualmente alla sera e che io, invece, ho raggirato, sprecando chilometri gratis…
Le ore corrono, il righello non riesce a unire il decollo all’atterraggio, si abbozzano un paio di misure a spanne, poi con l’aiuto di un metro tascabile si fa il punto. Qualche problema con la scala, non può essere giusta.
“A che ora sei partito ?”
” Verso le 11, credo”
“A che ora sei atterrato ?”
” Mi pare fossero le 20 forse più forse meno”
“Nove ore di volo su quel trabiccolo?”
” S?, ? stata dura ”
“Hai una media di 16 Km/h. A quanto voli in massima velocit?? ”
“A 40 Km/h indicati, si intende, quindi, considerando la quota media del volo e il vento in coda per la maggior parte del volo, a molti di più ”
“Che quota massima hai fatto ?”
Sono passato sopra al BIANCO, forse qualche metro in più, ma non molti ”
“Fa freddo sul seggiolino, vero?”
” S?, ma in volo non lo senti. Voi volate con l’ossigeno ?
“Oggi siamo arrivati a 5.500m in termiche blu, e lass- non se ne può fare a meno. Se fosse entrato il nord, saremmo riusciti a fare 8 o 9.000 m in volo d’onda.”
” Grazie per la bella serata, ma ora devo decidere se cercare di tornare a casa o tovare un posto da dormire”.
Avevo assolutamente bisogno di un letto e ora ne avevo dieci a disposizione, dovevo solo scegliere.
“Che dormita!”
Ci voleva proprio, il tempo ? triste, la bassa pressione ? entrata, la meteo francese assicura almeno tre o quattro giorni di pioggia, inutile restare, devo tornare in ITALIA, devo recuperare la moto in decollo.
Poco importa, mi giro, chiudo gli occhi e sono pronto per un altro volo !
Le montagne sono ancora l?, le termiche, le traiettorie, le emozioni che ho provato sono svanite, non ne resta alcuna traccia, se non nei miei ricordi. mercoledì, che giorno…. ….Sognare ad occhi aperti un volo che prima o poi qualcuno ripeter?, forse sognando a occhi aperti con un pezzo di carta in mano.
Tratto dal sito www.sparavel.it
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